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Gertrud Stickler e la Psicologia della Religione

Informiamo i Soci della Società e tutti gli Amici della Psicologia della Religione che il  giorno 4 febbraio 2015, è mancata Suor Gertrud Stickler, socia della nostra Società dalla sua fondazione e Docente di Psicologia della Religione per più di trent’anni presso la Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium di Roma (il primo insegnamento risale al 1970).

Ne ricordiamo la figura pubblicando il testo scritto da Mario Aletti in occasione del suo passaggio a Professore Emerito nel 2000. Gertrud Stickler, allieva di Antoine Vergote, ne aveva tenuto la laudatio in occasione della nomina di Vergote a Socio Onorario nel 1998.

 

Suor Gertrud Stickler é diventata Professore Emerito. Come titolare di corsi accademici, certo; ché come Maestra, studiosa, educatrice, ed anche come protagonista della psicologia della religione, continua in pienezza una vita di generosa dedizione ed un cammino ricco di impegni. Il traguardo indicato dalla scadenza burocratica è occasione di festa e insieme di bilancio di tappa di un percorso che continua. La psicologia della religione in Italia vede Gertrud Stickler come protagonista di primissimo piano: nello studio, nella ricerca, nell’insegnamento, nella formazione di allievi, ed anche nelle responsabilità organizzative. Laureatasi in Lettere moderne presso l’Università Cattolica di Milano, si avviò ben presto agli studi della psicologia presso l’Università Cattolica di Lovanio. Qui fu tra i primi allievi del prof. Antoine Vergote -oggi unanimente considerato maestro e fondatore della moderna psicologia della religione - che dal 1954 era stato chiamato dal Direttore dell’Istituto di Psicologia, Josef Nuttin senior, ad aprire un inedito corso di “Psychologie religieuse”. Nel 1963 Stickler consegui la Licenza in Psicologia applicata con una tesi diretta proprio da Vergote, Contribution à l’étude objective de l’attitude envers Dieu. Construction d’un questionnaire, application et comparaison des résultats obtenus par trois groupes de jeunes filles: ouvrières, universitaires et élèves de l’enseignement secondaire. Il lavoro, frutto di una rigorosa ricerca su un vasto e diversificato campione, fu particolarmente apprezzato da Vergote, che vi fa riferimento in tutte le sue opere maggiori. E ancora oggi, nelle conversazioni tra amici e colleghi, ricorda con stima ed affetto gli allievi di quei tempi pionieristici. Sentimenti certamente ricambiati, come testimonia il commosso ed efficace profilo di “Antoine Vergote, maestro di pensiero e di vita”, delineato dalla Stickler nella festosa circostanza dell’attribuzione a Vergote del titolo di Socio Onorario della nostra Società, durante l’ultimo convegno di Verona 1998. Certamente, tra gli allievi di Vergote in Italia, Stickler è la più vicina interprete del pensiero e dell’impostazione epistemologica e metodologica del Maestro.

Ritornata in Italia, Stickler fu ben presto chiamata alla Docenza presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma. Dal 1970 fino ad oggi vi ha tenuto ogni anno il corso di Psicologia della religione, come titolare di cattedra e Professore ordinario, pur dedicandosi, accanto a questa attività prevalente, anche all’insegnamento di diverse discipline dell’ambito clinico, diagnostico, psicoterapeutico, di orientamento e pur assumendo anche cariche accademiche e compiti organizzativi.

Con l’insegnamento intrapreso nel 1970, Stickler si pone da protagonista della psicologia della religione in Italia, tra i pionieri di quel periodo fervido e carico di promesse per la disciplina. Basti qualche cenno “storico”. Solo nel 1958 Pier Giovanni Grasso aveva tenuto il primo corso di “Psicologia religiosa”, presso l’allora Pontificio Ateneo Salesiano (oggi Università Pontificia Salesiana). A lui era subentrato, nel 1965, e fino al 1973, Giancarlo Milanesi, lo studioso che più ha contribuito all’affermarsi della disciplina in Italia. Nel 1965 Roberto Zavalloni aveva pubblicato Psicologia pastorale, destinato specialmente agli ambienti della formazione sacerdotale e religiosa e l’anno successivo Giorgio Zunini, allievo di Gemelli, proponeva, con il suo Homo religiosus, un’efficace sintesi critica delle interpretazioni del fenomeno religioso. La fondazione di base della disciplina ed una introduzione alle sue principali tematiche era offerta, a partire dal 1967, da Psicologia religiosa di Vergote, traduzione dell’o-riginale francese pubblicato solo un anno prima e, dal 1973, anche dal primo manuale italiano di Psicologia della religione, di Milanesi e Aletti.

In quel periodo fondativo, ricco di riflessioni e discussioni epistemologiche e di ricerche empiriche sempre più tematizzate e rigorose, l’apporto originale di Stickler si viene qualificando e precisando intorno a quello che pare anche oggi l’asse di tutto il suo percorso di ricerca: lo studio delle relazioni tra vissuti religiosi e personalità.

Fin dalle prime pubblicazioni di ricerche empiriche si evidenzia l’attenzione costante a coniugare l’aspetto “quantitativo” della ricerca dei dati con una prospettiva interpretativa “fenomenologica”, nel rispetto sia della intenzionalità specifica e caratterizzante della condotta religiosa sia delle peculiarità dell’ambiente e del contesto culturale in cui essa si verifica. Il rigore del disegno metodologico, l’attenzione alla validita dell’analisi e della interpretazione dei dati e la chiarezza nella presentazione non perdono mai di vista l’obiettivo generale e finale della ricerca: lo studio della condotta religiosa e delle interazioni dei vissuti religiosi con gli altri vissuti psichici. Così i risultati di vaste ricerche condotte mediante questionari e scale di atteggiamento sulle attitudini religiose dei giovani e sulle loro immagini dei genitori, raffrontate con la rappresentazione di Dio, permettono di concludere che l’atteg-giamento religioso degli adolescenti è dipendente dai fattori psicologici inerenti a questa età dello sviluppo, anche se permangono residui infantili nella concezione di Dio. Risulta poi che le immagini positive di Dio sono correlate con un’espe-rienza positiva dei genitori, specie della madre, vissuta nell’infanzia.

L’attenzione ai dati emergenti dalla ricerca empirica e la consuetudine professionale con pazienti, religiosi e laici, convergono in Stickler nella convinzione che la psicologia della religione è irrinunciabilmente legata alla clinica, intesa non necessariamente come pratica psicoterapeutica, ma come orizzonte ermeneutico entro cui interpretare il vissuto di adesione o di rifiuto della religione che gli individui strutturano lungo la loro storia personale. Stickler si muove entro una visione psicodinamica dell’uomo che integra molte suggestioni freudiane con un ampio rilievo attribuito all’autonomia dell’io ed ai processi relazionali. Ciò le permette di studiare non solo il radicarsi e il divenire della religiosità all’interno dei dinamismi della personalità, ma anche l’incidenza della religione nell’evoluzione, strutturazione e ristrutturazione della personalità. Questo modello interpretativo viene applicato in alcuni saggi di rilettura, da un punto di vista psicodinamico, della vita di personaggi profondamente religiosi, come alcuni grandi santi.

Negli ultimi anni l’attenzione di Stickler, stimolata e guidata da una parte dalla pratica clinica e dall’osservazione empirica (come ogni buona teorizzazione psicologica) e, dall’altra, da un’ap-profondita conoscenza della psicoanalisi postfreu-diana, in particolare dei modelli riconducibili alla teoria delle relazioni oggettuali, si è particolarmente rivolta ad alcune strutture e dinamiche della personalità e alle loro derive patologiche, evidenziando come la religiosità possa interagirvi con esiti diversificati.

In particolare, rifacendosi a Kohut e al suo recupero delle valenze positive del narcisismo e della complessità (non linearità) dello sviluppo umano, dal narcisismo all’amore oggettuale (permanenza della funzione strutturante degli oggetti-Sé, accanto alle relazioni oggettuali, nell’adulto) evidenzia le dinamiche inerenti lo sviluppo della capacità di amare, sia in generale, sia nelle persone con ferite narcisistiche; capacità che dall’e-sperienza globale di vita si ripercuote anche sulle modalità della relazione religiosa. Infatti in soggetti con disturbi narcisistici della personalità è possibile osservare, secondo Stickler, che la gran-de svalutazione del Sé, o la strutturazione di un falso-Sé conseguente all’esperienza di oggetti-Sé negativi, rende loro difficile l’esperienza di godere della vita, di amare se stessi, e conseguentemente, impedisce di esperire la valenza anche psicologica dell’“ama il tuo prossimo come te stesso”. Il duplice riferimento al modello intenzionale della religiosità matura ed alle strutture e livelli soggettivi della maturità individuale orienta anche la delicata attenzione di Stickler per le persone religiose e per la vita consacrata. Le problematiche del discernimento, dell’accompagnamento vocazionale e delle difficoltà e crisi nella vita religiosa sono trattate con costante riferimento all’intrecciarsi (e alla necessità di una distinzione) delle motivazioni religiose e delle motivazioni psicologiche.

Testimone e protagonista delle vicende della psicologia della religione in Italia sotto il profilo scientifico ed accademico, Gertrud Stickler lo è in ugual misura per quel che riguarda la storia degli incontri scientifici, cui ha sempre portato il contributo di relazioni di rilievo e quella degli eventi organizzativi. Membro della Società Italiana di Psicologia (SIPs) fin dal 1974, ha partecipato attivamente alla sensibilizzazione degli ambienti psicologici alle tematiche dei vissuti religiosi, sempre protagonista nei momenti decisivi. Come nel 1987, quando fu membro del Comitato promotore ed organizzatore della Divisione “Psicologia e religione” all’interno della SIPs e nel 1995, quando fu tra i principali promotori dell’evoluzione della Divisione in autonoma Società Italiana di Psicologia della Religione; sempre tanto partecipe ai lavori, quanto schiva davanti ai riconoscimenti. Pur conoscendola restia a candidarsi per cariche ufficiali, i Colleghi hanno sempre saputo di poter contare su di lei e, all’occorrenza, di poter convincerla ad incarichi anche faticosi, facendo leva sul suo spirito di servizio disinteressato, sulla sua convinzione, quasi una fede, nella psicologia della religione come disciplina scientifica, sulla sua amicizia. E ad un amico, che con Suor Gertrud condivide da tempo responsabilità nel Direttivo della Società, sia consentito, da ultimo, di ringraziarLa per il suo contributo di equilibrio non disgiunto da chiarezza nelle valutazioni, di prudenza senza tentennamenti nelle decisioni, di serenità e ricerca della condivisione sempre.