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Seminario "Giona e la Psicoanalisi: alcuni aspetti narcisistici e libidico-aggressivi"

GIONA E LA PSICOANALISI: ALCUNI ASPETTI NARCISISTICI E LIBIDICO-AGGRESSIVI.

Conferenza che Stefano Golasmici ha tenuto il 5 aprile 2019, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano, nell’ambito del corso "Figure bibliche nella cultura europea. Percorsi di fede" (A.-A. 2018/2019). L’intervento è stato suddiviso in quattro parti e per ciascuna presentiamo brevemente il contenuto:

PARTE 1: Una voce che chiama: Giona sente la voce di Dio. L’apertura è dedicata ad una breve premessa per illustrare gli ambiti e i limiti del discorso psicoanalitico: la psicoanalisi è un metodo clinico finalizzato alla cura della persona. Pertanto, si può affermare che esiste solo una psicoanalisi di una persona. L’interpretazione “psicoanalitica” delle figure bibliche (mitologiche, letterarie, ecc.) è sempre soltanto una ricostruzione funzionale al pensiero di chi la offre. Per questo motivo, non può essere considerata né come propriamente “psicoanalitica”, né come “autentica” interpretazione della Bibbia. Si procede con l’analisi dell’espressione “Dio”: una parola umana. Ogni parola umana è inevitabilmente impregnata da passioni che hanno una propria storia. Dal punto di vista psicologico, ci si può porre alcuni interrogativi: di chi è la voce che Giona ascolta? Quali memorie emotivo-affettive evoca?



 



PARTE 2: L’altro è oltre: l’enigma. Chi è il primo “altro” di cui l’individuo ha esperienza? L’irriducibilità dell’”altro” a sé conduce il soggetto a colmare l’enigma di questa differenza col proprio desiderio. L’altro può allora essere costantemente modificato, trasformato, persino intasato, deformato dal nostro desiderio e dalle nostre difese. Chi è allora il Dio che Giona sente?



 



PARTE 3: L’altro è oltre: il rovescio della medaglia. L’enigma dell’altro può essere oscurato con l’immersione nel tutto: tanto nel sacrificio cui Giona si espone facendosi gettare nel mare, quanto nel riparo della pancia del pesce che lo ingoia. Questa esperienza costituisce un ritiro narcisistico-onnipotente? Oppure si costituisce come sospensione del tempo e luogo rigenerativo che porta Giona a riaccogliere e risentire la richiesta dell’altro?



 



PARTE 4: Fantasie di autopartenogenesi ed esigenze morali ipertrofiche. L’abbandono prematuro e la fuoriuscita dalla pancia del pesce è una nuova difesa dall’angoscia che la dipendenza assoluta dal desiderio dell’altro sollecita? È una nuova fuga? Giona sembra rinascere con una nuova missione e con nuovi pensieri e sentimenti, ma è persistentemente insoddisfatto. Appare costantemente deluso: non è contento del suo Dio. Ovvero, il proprio desiderio e la propria rabbia (rivendicativa?) non hanno trovato espressione e appagamento… … Ma se trovasse appagamento cosa succederebbe?